21-03-2010
Voce d'Italia
Daniele Orlandi
Formazione classica e sperimentazioni in chiave rock dell'interessante cantautore fiorentino
Canemorto, il progetto solista di Antonio Nardi, Vincitore del Premio De Andre' 2008 per la Miglior Canzone d'Autore e come Miglior Interprete.
Le piacevoli sorprese possono stupire e poi svanire oppure lasciare un segno indelebile e crescere nel tempo. Tra queste meritevoli e durature scoperte troviamo certamente il progetto generato dalla mente del fiorentino Antonio Nardi. “Canemorto” (Music Valley Records), è nato intorno a metà 2008 per dar voce alla vena più cantautorale di Antonio e gode dell’attivo contributo di Leopoldo Giochetti e Martino Mugnai (due componenti dei Velvet Score); alla produzione è invece affiancato da Pio Stefanini, importante autore e produttore.
Nel disco emerge sia stilisticamente che concretamente, la grande ammirazione di Antonio Nardi per lo scomparso Ivan Graziani, cantautore dalla carica artistica e dalle spiccate doti chitarristiche, omaggiato con il brano “Firenze (canzone triste)”. L’estroso musicista fiorentino apre l’album con “A 300 all’ora”, una piacevole e sognante ballata il cui ritornello rimarrà impresso nelle orecchie fin dal primo ascolto. Il talento musicale del cantautore emerge anche nei brani “Aeroplani”, “Fiorentina” o nell’omaggio al signor Gaber “Se ritornasse il signor G”, con una critica non troppo velata nei confronti della musica commerciale moderna, che passa costantemente in tv e in radio.
Nato con formazione classica, Antonio Nardi ha sviluppato parallelamente sonorità rock, sperimentando nel violino, strumento che studia dall’età di 12 anni, sonorità diverse da quelle canoniche, alla ricerca di un approccio “rock” ad uno strumento “classico”. Con la formazione rock Colya ha vinto la selezione regionale di Arezzo Wave nel 2004. Numerosi negli ultimi anni i suoi concerti in giro per l’Italia, dapprima con l’orchestra dell’Associazione Italiana Scuole di Musica, in seguito, aprendo alle esibizioni di grandi della musica come Travis, Stereophonics, Afterhours, Verdena, RoyPaci e Irene Grandi.
Parallelamente, il musicista si dedica a un processo compositivo più intimo e legato al valore delle parole ed alla loro espressività musicale. Le canzoni di Antonio Nardi sono caratterizzate dalla centralità dei testi, elemento portante che lo avvicina ai grandi cantautori del passato.
“Canemorto” (che fra le altre cose è disponibile su oltre 500 store digitali, in streaming integrale sul sito ufficiale, e, primo caso in Italia, anche nel nuovissimo formato di Apple, iTunes LP) non è certo un disco da ascoltare e poi mettere nel cassetto: occorre tenerlo a disposizione; con le sue piacevoli melodie ed i suoi testi variegati e di valore sopraffino, vi terrà compagnia, vi divertirà, vi stupirà.
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19-3-2010
EXTRAMUSIC
Nicholas Matteucci
Canemorto è un interessante progetto del poliedrico talento Antonio Nardi (già anima della rockband Colya, messasi in evidenza nella scena indie nostrana a metà degli Anni Zero) con la collaborazione di Leopoldo Giacchetti, Martino Mugnai e Pio Stefanini (autore e produttore di Irene Grandi). Le 10 particolari tracce che compongono l'album sono caratterizzate principalmente da un forte senso di ricerca e sperimentazione, finalizzato a reinterpretare il genere cantautorale, mantenendo salde le radici che hanno piantato i padri del genere, ma al tempo stesso strizzando l'occhio a quanto di meglio ha prodotto la scena alternativa negli ultimi quindici anni tra Italia e Gran Bretagna. Ad emergere in maniera più significativa sono il pezzo d'apertura, “A 300 All'Ora”, che ricorda molto le sonorità e le vocalità dei primi Muse, quelli che si ispiravano ancora ai Radiohead, per intenderci. L'omaggio a Giorgio Gaber di “Se Ritornasse il Signor G”, invocato come se fosse un supereroe, è anche una chiara accusa a tutto ciò che di peggio passa oggi nel panorama musicale mainstream. Dopo il brano dedicato alla propria squadra del cuore, “Fiorentina”, il tributo al capoluogo toscano tocca l'apice con la rivisitazione di “Firenze (Canzone Triste)” di Ivan Graziani. Metafore moderne avvolte in un leggero ma crescente sound di violino, chitarre e un accenno synth contraddistinguono “Un supermercato qualunque” che non è il pezzo che rimane più impresso, ma forse è quello che identifica di più l'esperimento musicale che, nel momento in cui dovesse trovare il seguito che merita, potrebbe segnare un punto di svolta per la musica italiana.
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19-3-2010
AUDIODROME
Giampaolo Cristofaro
Vivo.
Non lesina in mal di vivere e nel mostrare le proprie vene zampillanti sangue infettato da spleen semideleterio, Antonio Nardi. Debutto del progetto Canemorto e subito lavoro azzeccato e ricco di suggestioni, tra il cantautorato classico - un pizzico del sarcasmo acido di Gaber, più di un pizzico di Graziani, considerando pure la splendida cover di “Firenze (Canzone Triste)” – e una vena del tutto personale, quasi inattesa, considerando che Antonio è anche deus ex machina dei più robusti Colya. Sarebbe comunque un torto non considerare quanto importante è l’apporto dei due Velvet Score, Leopoldo Giacchetti e Martino Mugnai, per l’economia del disco, sia in fase compositiva sia prettamente musicale. Luciferina e lucida riflessione sulla forzata competizione giornaliera “A 300 All’Ora”, tra melanconia e riscatto sociale “Il Ritornello”, molto meglio la nervosa e chitarristica “Se Ritornasse Il Signor G” della lieve pacchianeria di “Fiorentina”, unico pezzo sottotono della scaletta. Cadenzata e apocalittica (a suo modo) ballata per archi e acusticherie “Giuliano Non Lo Sa”, una giornata di ordinaria follia in valzer “Un Supermercato Qualunque”. Centro di gravità permanente del disco la già menzionata cover di Graziani a cui fa seguito la crepuscolare “Tramonto Di Una Giornata Uggiosa”, più figlia di certi Tiromancino in jam con i Radiohead (!) che del Battisti evocato dal titolo, l’enfatica “Aereoplani” potrebbe appartenere ai Marlene Kuntz della svolta cantautorale, scampanellii e Bel Natale di merda per una disputa amorosa nella conclusiva “Bel Natale…”. Piacevole sorpresa.
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19-3-2010
SALTINARIA
Josè Leaci
Canemorto: un Antonio Nardi che non ti aspetti e che lascia un segno grosso così. Ho ascoltato il Cd omonimo tante volte per capire che non avrà bisogno di alcuna recensione (soprattutto della mia). Su questo livello di creatività troviamo ben poco. Non resta che aspettare di ascoltarlo in radio e, quando accadrà, applaudire.
Canemorto, alias Antonio Nardi, è una mente abbondantemente al di sopra della media di quanto mi capiti in genere d'ascoltare. Avessero tutti gli artisti una carta d'identità personalizzata, la sua sarebbe inconfondibile, tanto è fuori dagli schemi.
Difficile anche recensirlo perché, maturo com'è, apre uno spazio proprio, ci vuole una mensola a parte sul muro e prima di raccontarlo occorrerebbe che anche i lettori ne avessero avuto almeno un assaggio. L'importante, a questo punto del viaggio, diventa proprio ascoltarlo e godersi la sua interessante creatività.
La voce di Antonio Nardi, atomico inventore, è quasi femminile, stile Ivan Graziani. Il cantante lo sa ed insegue l'espressività del chitarrista abruzzese in ogni composizione. Finisce anche col rendere omaggio al compianto Ivan con la cover di “Firenze (canzone triste)”. Avevo il 45 giri e mi commuovo ancora ascoltando l'amore trasudare da quelle note.
Ma Nardi è un poderoso creativo, non si ferma all'emulazione e al tributo. Le sue melodie hanno sempre qualcosa di geniale, di intrigante, anche quando sono meno riuscite. Quando la strofa o il ritornello sono azzeccati, vista la grande facilità di scrittura (e la fantasia e l'acume del già citato Antonio) ovviamente il risultato è sopraffino.
I titoli più ispirati sono: “A 300 all'ora”, “Se ritornasse il signor G”, “Giuliano non lo sa” e “Bel natale”. Non possiamo che condividere la sua noia, il suo rifiuto per l'acredine che tutto circonda e avvolge, per i rapporti deteriorati tra uomini, per la musica di serie z che intruppa tutto l'etere radiofonico e per la mediocrità del genere umano destinato, in uno dei suoi racconti a scomparire nel futuro.
E tra le ironiche fantasie in cui cala il suo cane e il disprezzo per l'ovvietà declinato in ogni forma, non possiamo non notare anche la grande capacità interpretativa che ha quest'ugola così acuta e particolare. Un Antonio Nardi che non ti aspetti e che lascia un segno grosso così.
Ho ascoltato “Canemorto” tante volte per capire che non avrà bisogno di alcuna recensione (soprattutto della mia). Su questo livello di creatività troviamo ben poco.
Non resta che aspettare di ascoltarlo in radio e, quando accadrà, applaudire.
Complimenti sinceri.
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13-03-2010
ITALIANISSIMA
Piergiorgio Tegagni
Canemorto e' il disco d'esordio come cantautore di Antonio Nardi, nove brani dove testo e musica si rincorrono in un piacevole gioco delle parti che rende ogni brano accattivante ma non banale, intelligente ma leggero, radiofonico ma per nulla ruffiano. Completa l'opera una commovente cover di Firenze (canzone triste) di Ivan Graziani.
Artista: Canemorto
Album: Canemorto
Etichetta: Music Valley Records
Data di uscita: 2010
Canemorto è il disco d'esordio come cantautore di Antonio Nardi, vincitore in ben due categorie (Miglior Canzone d'autore e Miglior Interprete) del Premio De André 2008 e fondatore dei Colya, band che propone un alternative rock all'italiana interessante, incisivo e rivelatore delle origini di buona parte del sound che caratterizza questo album, completato musicalmente da Leopoldo Giachetti e Martino Mugnai dei Velvet Score. L'altra parte delle radici musicali di Nardi è riconoscibile nei grandi cantautori del passato da Fabrizio De André a Giorgio Gaber, citato in Se ritornasse il signor G, e Ivan Graziani, omaggiato con una toccante cover di Firenze (canzone triste).
L'intento dichiarato di Canemorto/Antonio Nardi è quello di rinnovare la canzone d'autore italiana con un'impostazione musicale aperta alle nuove sonorità pop, rock e sperimentali. L'importanza delle liriche nel lavoro di Canemorto rimane fondamentale ma gli arrangiamenti si spostano verso sonorità consone ai Radiohead, Coldplay e Afterhours, ma soprattutto si sente preponderante la presenza di Ivan Graziani, cantautore e grande chitarrista che ha saputo sposare il rock alla canzone d'autore con efficacia e sensibilità.
Nardi come Graziani riesce a bilanciare testi e musica con un piacevole gioco delle parti che rende ogni brano accattivante ma non banale, intelligente ma leggero, radiofonico ma per nulla ruffiano. Il risultato finale è un album eccellente dove ogni canzone è una piccola perla che aspira a rimanere nel tempo.
L'opera è talmente compatta e ispirata nell'insieme che estrapolare i brani migliori è piuttosto arduo. La scelta cade sulla prima traccia, A 300 all'ora, un brano di chiara tendenza british che costruisce, attraverso l'introduzione orchestrale, una tensione elettrica stemperata dal refrain orecchiabile. Le parole: "... in televisione c'è un omuncolo che non si da pace / quanta dedizione nell'offendermi meschina è la sua voce / sì potrei buttarlo dentro al cesso e tirar lo sciacquone...".
Giuliano non lo sa è una ballata emozionante dedicata al miglior amico dell'uomo, pretesto per una dissertazione sul destino del pianeta e dell'umanità, richiama in modo originale brani di Ivan come Lugano Addio o Agnese dolce Agnese. Le parole: "Una tossina micidiale ucciderà tutta l'umanità/Giuliano come sai non è umano perciò lui sopravviverà / che culo essere un cane che puoi sempre leccare tutti quelli che ti accarezzano...".
In particolare lasciano il segno due brani omogenei tra loro, Tramonto di una giornata uggiosa e Aeroplani, che si distinguono per le ariose orchestrazioni di stampo post-rock, con inserti minimali di elettronica, e i testi trascendenti coesi a disegnare, suggerire più che raccontare in un unicum che si allontana dal cantautorato per sconfinare nella poesia pura della musica nuda.
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13-3-2010
LOUDVISION
Dario Locca
VOTO
9/10
VOTO VISITATORI
9.5/102 utenti hanno votato questo disco
Se ritornasse il signor Ivan Graziani...
Il progetto Canemorto nasce nel 2008 dalla vivida mente di Antonio Nardi, che decide di dare sfogo alla sua vena più cantautoriale sposando un approccio descrittivo e decisamente orientato alla canzone italiana.
Canemorto è un perfetto esempio di come la musica leggera italiana dovrebbe suonare nel 2010: una grande attenzione al valore del testo nella sua profonda valenza ironica come solo i grandi cantautori del passato, vedi Gaber, De Andrè e Ivan Graziani, sapevano fare, coadiuvata da composizioni di stampo rock che richiamano i grandi nomi di Muse e Stereophonics.
Dieci gemme pop, tra cui spicca il potenziale tormentone "Se Ritornasse Il Signor G", per la prima grande sorpresa di questo 2010 musicale.
Autore: Dario Iocca
"Fiorentina" è forse il miglior pezzo sul Calcio Vs Amore che sia mai stato scritto, e non perché chi vi scrive condivide la stessa fede calcistica con il buon Antonio: la squadra ha solo una valenza paradigmatica. I tempi de "La partita di Pallone" di Rita Pavone sono finiti, qui l'uomo è al centro del dilemma e del dubbio esistenziale di una domenica mattina "Tu non lo potrai capire mai cosa vuol dire un gol per noi, se non ti posso amare a metà scelgo la mia squadra..."
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05-03-2010
L'isola che non c'era
Ambrosia J.S. Imbornone
Volute dissonanze: ecco ciò che pare dominare le canzoni del progetto Canemorto composte da Antonio Nardi, anima dei Colya, affiancato da Leopoldo Giachetti (May I Refuse, Velvet Score) e Martino Mugnai (ancora Velvet Score). Così nei dieci brani del primo lp di Canemorto, prodotto dallo stesso Nardi e da Pio Stefanini, e soprattutto negli arrangiamenti dei violini si incontrano classicità rigorosa e rock malinconico, tra ascendenze british e post-rock (sicuramente non casuali se si pensa che i Velvet Score hanno diviso il palco con Mogwai e Giardini di Mirò); si fondono ancora distorsioni acide e arpeggi struggenti, orchestrazioni rarefatte e ritmiche pop-rock, symphonic rock e cantautorato italiano, falsetti alla Ivan Graziani, omaggiato con la cover di Firenze (Canzone triste) ed enfasi alla Muse. Di quest’ultima commistione è un esempio Fiorentina, drammatica ed intensa dichiarazione d’amore per...la squadra del cuore: il brano è immerso in un’aura poetica che sublima il tema in modo surreale. E surreale è un aggettivo chiave per descrivere i testi di questo disco, in cui aulico e prosastico sono mescolati con risultati stridenti e un lirismo d’altri tempi, a volte descrittivo, altre visionario, è unito all’informalità più comune o provocatoria.
Ogni contraddizione musicale e verbale, accentuata ad arte, pare avvicinare e poi allontanare violentemente questi brani dalla quotidianità, dal senso comune logico e musicale.
Le trame degli acuti e degli archi sono delicate e preziose, fragili come cristallo, tra indie sperimentale e tradizione alta, scardinata però con il grimaldello dell’ironia, pur ben radicata nella storia della musica italiana ed antidoto sotterraneo alla retorica tricolore della parola astratta e delle orchestre sanremesi. Così si rimpiange Gaber in un pastiche di citazioni in Se ritornasse il Signor G; inoltre ogni romanticismo è temperato dal disincanto ironico, mentre al contrario il realismo si fa onirico e stralunato.
Qualche volta i contrasti del disco tra letterario e colloquiale, orecchiabilità facile e ricercatezza classica, languore alternative rock e sobrietà minimale del sarcasmo, si fanno un po’ esasperati e rischiano di scivolare nel kitsch, ma anche i mix più arditi di caratteristiche opposte mettono in luce pur sempre un’originalità stilistica ammirevole. I risultati migliori del disco vanno però forse cercati nei brani più omogenei e coerenti, come Tramonto di una giornata uggiosa, che dipinge paesaggi interiori ed esterni già solo attraverso i momenti strumentali densi di malinconia, o Aereoplani (sic!), con tanto di staffilate di batteria, rallentamenti post-rock, chiaroscuri emozionali e uno spettacolare piccolo crescendo musicale, che sfocia in un finale noise.
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02-03-2010
Liverock
Giulia Palummieri
Surreali ed ispirate, da qualche anno si affacciano sulla scena le ballate di Canemorto, progetto, dal nome piuttosto discutibile, a cui fa capo Antonio Nardi, già leader dei Colya, seguito per l'occasione da Leopoldo Giachetti, Martino Mugnai (Velvet Score) e Leonardo Baggiani. Inutile proseguire sulla scia dei riconoscimenti che la giovane formazione ha già ottenuto (vedi almeno la vincita nel 2008 del Premio Fabrizio De Andrè nella categoria: "Miglior canzone d'autore" e "Miglior interprete”), perché in questo omonimo lavoro tutto sembra davvero parlare da sé. E' infatti un marcato gusto del curato e un'estrosa tendenza alla qualità degli intenti ad imprimere il carattere, fornendo, anche nei momenti in cui viene meno, le coordinate per destare attenzione.
Giostrato essenzialmente su una personale prospettiva del cantautorato nostrano, in bilico tra Graziani e Gazzè, il sound di Canemorto si spinge oltre le sue barriere, contaminandolo non solo con aspetti più legati al rock e al pop, ma anche conferendo una personale visione dello stesso. D'altronde è proprio quella particolare unione di ironia, introspezione, sogno e stralunatezza a dare al disco quel quid in più e, una volta caduti in questa trappola, si passa con disinvoltura dalla fase attenzione a quella del vero apprezzamento.
L'unica pecca, e allo stesso tempo valore aggiunto, si lega all'uso dei testi in italiano, i quali riescono sì ad infondere una coraggiosa espressività ma, allo stesso tempo, a tratti, fanno soffrire il disco dell'ostilità delle sue metriche. Si passa però con piacere del tempo tra le sensazioni suscitate, facendone così un ascolto affrontabile con leggerezza, ma che in fondo, proprio grazie a tale disinvoltura, ti entra dentro fino a non andarsene più.
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02-03-2010
Musicalnews
Silvio Mancinelli
Canemorto è un progetto nato nel 2008 dalle mente di Antonio Nardi al quale partecipano Leopoldo Giachetti e Martino Mugnai (Velvet Score). Nei primi giorni di marzo uscirà il disco omonimo di questo trio, un disco dove si cerca di aggiornare al 2010 le lezioni cantautoriali italiane. Che si prenda iniziativa partendo da Gaber e De Andrè si capisce quando Antonio di “fa uno shampoo” ( se ritornasse il signor g”). Ma Canemorto ricorda anche come il cantautorato si può legare al rock, lezione che in America già hanno. Infatti c’è più di un ricordo di Ivan Graziani (“Giuliano non lo sa”) forse l’unico vero rocker abruzzese troppo spesso dimenticato o comunque non ricordato. Graziani è presente anche con “Firenze” una delle canzoni più belle mai scritte da un italiano. Canemorto comunque tiene ben presente anche la modernizzazione della musica del 2000 ispirata da Radiohead (“a 300 all’ora”) e Afterhours (“Un supermercato qualunque”). In più Canemorto fa capire a tutti quelli che fanno le canzoni per supportare le proprie squadre, che le suddette canzoni possono essere anche intelligenti e non per forza essere delle stronzate galattiche di cui ci si dovrebbe vergognare (“Fiorentina”).
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15-02-2010
Italian Embassy
Enrico Veronese
Canemorto, se ritornasse Ivan G.
Febbraio 10, 2010
Il Cane, Iosonouncane, Vittorio Cane, Black Eyed Dog, Ten Dogs… dati cause e pretesto e qualità dei suddetti, in Ambasciata si sono sempre preferiti dieci cani sciolti per strada, per me posson bastare. A chiudere la fila appunto Canemorto, nickname artistico di Antonio Nardi, frontman dei Colya e sagace cronista del moderno e del personale: il suo disco omonimo è appena uscito per MusicValley ed è ascoltabile in streaming integrale nel sito del musicista.
Con lui partecipano al progetto Leopoldo Giachetti e Martino Mugnai dei Velvet Score, e dopo un paio di premi De André il cane arriva alla corte di Pio Stefanini, autore e produttore per Irene Grandi e la sanremese-morganatica Noemi: un disco che spiazza coloro che lo trattano con sufficienza, i cani riconoscono chi vuol loro del bene e ricompensano centuplicando, ché nel capoluogo toscano si sta ricostituendo un nucleo leggero ma di spessore da tenere assolutamente in considerazione sul breve.
A 300 all’ora simula Ivan Graziani ma con dissonanze collaterali maxgazzose dal potenziale pop evidente, vibre internazionali oxfordiane con moderno spleen, in nuce le doti dell’album: non certo il solito cantautore, la solita voce (anche fra i falsetti) ma anzi un rapporto corretto con l’elettronica. Il ritornello continua per certi versi il percorso di A 300 all’ora, naif e deliziosamente sorpassato stile Umberto Balsamo, Se ritornasse il signor G omaggia il modello in chiave rock col ritornello irresistibile à la Gianni Togni, ironia e music for the masses a braccetto come sempre dovrebbe essere, questo ne sa e si fa uno shampoo, altro che certi epigoni masochisti terminali… La domenica italiana è una domenica serena e il fiorentino verace va in curva Fiesole: “oggi il cielo è viola, nella mia curva si vola” e non è un coro ma l’inno privato di chi tanto ha subìto con poca colpa, al punto di diventare quasi simpatico anche a chi proprio non dovrebbe. Fiorentina significa “Voi non capirete mai cosa vuol dire un goal per noi”, da Ivan a Ciccio (Graziani) escandescenze di chitarra e bandolo da riannodare con Giuliano non lo sa, il famoso cane che però si è salvato e chiudendo gli occhi è sempre l’uomo pigro di Agnese a figurarsi con una nuvola di fumo e a cantare ovviamente Firenze, che poco più tardi Nardi celebra con una cover mashata coi Radiohead… Ancora melodie incisive, arpeggi dolci, malinconia collosa in Un supermercato qualunque, quasi si desiderasse lo stato dimesso che trova un colpo di coda nel refrain portato ideologico di cinquant’anni di canzone italiana e del 3×2=6, lista della spesa con “pasticche alla voglia di uscire”, tre tempi zumpappà arcuati che senza strillare rendono originale il deflusso dal pezzo. Tramonto di una giornata uggiosa dice già dal titolo dove va a parare, un “abbracciala abbracciali abbracciati” che sorprende nella deriva acida, utilizzatrice finale di suoni 80 alla Level 42; Aereoplani a parte la disgrafia ci sta un apparente riempitivo che ancora una volta invece&però rivela epiche suggestioni floyd dopo la mezza, fin che i campanelli di Bel Natale (”di merda”) chiudono in gloria il salmo di un disco che riesce nella funzione di non percepire distanti la canzone italiana, d’autore e pop, col mainstream europeo e britannico venato di grandi prospettive e al contempo capace di parlare da subito alla gente indie, senza nostalgismi ma contestualizzando con grazia e sapienza. Meglio un Canemorto che un asino vivo!
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06-02-2010
AFFARI ITALIANI
Antonio Prudenzano
L'altro Pop/ Il nuovo cantautorato italiano? Un Canemorto...
Affaritaliani ha ascoltato in anteprima il disco d'esordio, omonimo, del toscano Canemorto, cantautore toscano che cita Gaber e Ivan Graziani. Testi surreali e autoironici, quelli di Antonio Nardi, già vincitore del Premio De Andrè nel 2008.
di Antonio Prudenzano
Canemorto. Scritto così, tutto attaccato. E chi se lo scorda il nome d'arte che si è scelto da metà 2008 Antonio Nardi (già leader della rock band toscana Colya). Canemorto-Antonio Nardi è un cantautore in formazione, e il suo primo disco, omonimo, in uscita l'1 marzo per Music Valley Rec e che Affaritaliani.it ha ascoltato (e riascoltato) in anteprima, alterna momenti davvero niente male (parliamo soprattutto di alcune trovate nei testi) a cadute non meno 'intense'.
La cover del disco
Canemorto, che nel 2008 ha pubblicato il singolo "Bel Natale" e l'anno scorso altri due brani, "Spuntini prima del disco", e che sempre nel 2008 ha vinto il prestigioso premio De Andrè nelle categorie 'Miglior canzone d'autore' e 'Miglior interprete') sa scrivere versi autoironici e dissacranti che non si dimenticano. Qualche esempio: "Se questa è musica la colpa non è mia / dai torna signor G e falli smettere / quasi quasi... mi faccio uno shampoo!" (dall'irresistibile ritornello di "Se tornasse il Signor G", dedicata naturalmente a Giorgio Gaber, uno dei riferimenti dichiarati del nostro, con Ivan Graziani, non a caso l'album contiene la bella cover di "Firenze (canzone triste)", oltre allo stesso Fabrizio De Andrè), o "Tu non lo potrai capire mai / cosa vuol dire un gol per noi / se non ti posso amare a metà / scelgo la mia squadra / Fiorentina" (da "Fiorentina", potenziale geniale intimista nuovo inno dei tifosi viola, ma destinato a far molto arrabbiare fidanzate e mogli dei tifosi della squadra allenata da Prandelli che lo adotteranno).
La band
Il problema, quindi, non sta certo nei testi. E nemmeno (non del tutto, almeno) nella musica. A questo proposito, la cartella stampa parla di Radiohead, Muse, Coldplay, senza tralasciare i nostrani Afterhours e Massimo Volume, ma noi voleremmo più bassi. Non che Nardi (oltre che voce, anche violino, chitarra e basso), Martino Mugnai (batteria e percussioni), Pio Stefanini (programmazioni, piano e produttore del disco con lo stesso Canemorto) non sappiano 'giocare' con rock, pop, tradizione italiana e ibridi vari ma, obiettivamente, spunti sonori originali non se ne intravedono. Va detto, a difesa dei nostri, che l'originalità non è mica un elemento fondamentale, e che il primo disco di Canemorto si lascia ascoltare, tranne quando alcune discutibili scelte vocali appesantiscono la struttura di certi brani. Di sicuro, Canemorto e/o i Canemorto un futuro ce l'hanno. L'importante è che conservino la freschezza di questo esordio, e che non esagerare con le sperimentazioni della voce...
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03-02-2010
Nove
Massimiliano Locandro
In uscita il debutto di “Canemorto”
Canemorto è un’idea del fiorentino Antonio Nardi, estroso musicista ed ispirato cantautore impegnato in più progetti musicali. Dopo tanta gavetta, l’indiscutibile talento musicale di Antonio Nardi ha ricevuto la sua meritata gratificazione, ottenendo l’ambita vittoria in entrambe le categorie (Miglior Canzone d’Autore e Miglior Interprete) del Premio De Andrè 2008.
Il suo lavoro, in uscita a marzo per Music Valley Records, ci ricorda per certi aspetti il grande e forse ancora oggi troppo sottovalutato cantautore Ivan Graziani (che qui viene omaggiato con una stupenda versione di “Firenze (canzone triste)”), anche se bisogna riconoscere che Antonio Nardi possiede uno stile assai personale, privilegiando un approccio emotivo che viene esaltato da una vocalità sognante e da testi incisivi, che sanno racchiudere con precisione il senso delle sue canzoni.
Affiancato validamente da Leopoldo Giacchetti (chitarre e cori) e Martino Mugnai (batteria), Antonio Nardi libera il suo talento cantautoriale attraverso le dieci canzoni di “Canemorto”, tra cui spiccano la sognante e riflessiva “A 300 all’ora”, l’intensa “Aeroplani” e la passionale “Fiorentina”, accorato inno alla squadra del cuore. C’è anche spazio per un ispirato omaggio a Giorgio Gaber (“Se ritornasse il signor G”), con il quale “Canemorto” ci indica le coordinate del suo ispirato mondo musicale, brulicante di sogni e di musica di qualità, creata seguendo un approccio di tipo “artigianale”. E se quel violino che si intravede in copertina tornasse a farsi sentire di più?
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03-02-2010
Blog Libero Musica 2
Claudio Baroni
Un disco sincero, ove il pop d'autore si scompone in mille rivoli. Il vero nome di Canemorto è Antonio Nardi, lui è un preciso cantautore italiano decisamente molto spigliato. La sua musica è un tributo ai cantautori italiani ("Se ritornasse il signor G" dedicata a Gaber e la cover di "Firenze canzone triste" di Ivan Graziani) e batte il tempo dell'attualità. Tutta la bellezza e la freschezza di quest'opera si fonde nella profonda consapevolezza delle qualità di Antonio. Il Nardi conosce la musica come le sue tasche, e realizza così un disco dove sonorità pop si adeguano a parole scritte con amore. E' tanta la passione che Antonio mette nelle sue composizioni. La sottile leggerezza di questo disco risponde alle importanti esigenze del cuore, le note sono lievi e diradate; rappresentano una valvola di sfogo per sentimenti poco nitidi. Queste canzoni spiccano il volo mettendo in mostra una perfetta e limpida forma d'arte. Un'arte che si stacca dal cièlo per raccontare storie quotidiane di ordinaria amministrazione. Disco vivace con suoni e parole ben calibrate, da ascoltare con severa attenzione.
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02-02-2010
Sound 36
Claudio Donatelli
La musica pop italiana è una pianta con radici profonde, da sempre dissetate da numerosi autori che hanno saputo distaccarsi da canoni puramente commerciali.
Tra questi dischi rientra a pieno titolo il cd in uscita di Canemorto e edito da Music Valley Records. Dietro questo pseudonimo si nasconde Antonio Nardi, giovane autore toscano che da alcuni anni si muove tra le righe del vasto popolo degli artisti emergenti. Con la formazione rock Colya ha vinto la selezione regionale di Arezzo Wave nel 2004, ha aperto concerti per Travis, Verdena, Roy Pacy. Parallelamente a questa esperienza di gruppo, Antonio raccoglie canzoni nate da un processo compositivo più intimo e personale, con musiche nate attorno alle parole e ai sentimenti che queste generano. La sua è una formazione musicale classica, ma l'istinto lo spinge verso arrangiamenti dissonanti, distorti e da questo importante mix nasce il progetto Canemorto. Agli strumenti Antonio viene accompagnato da Leopoldo Giachetti (chitarre e cori) e Martino Mugnai (batteria e percussioni), alla produzione invece è affiancato da Pio Stefanini (importante autore e produttore). A 300 all'ora è il pezzo di apertura, ballata intensa a tinte anglosassoni e con un ritornello difficile da non canticchiare. Il muoversi velocemente, la normalità dei nostri giorni, è la testimonianza del nostro vivere superficiale. In Se tornasse il signor G, è forte la critica alla forma più commerciale di musica che va tanto in tv e nelle radio, il signor Gaber se fosse ancora tra noi farebbe giustizia dando il buon esempio. La stima e la passione artistica per Ivan Graziani e palesata in Firenze (canzone triste) scritta dallo stesso ma si sente anche in molte altre composizioni. In questo disco la canzone italiana viene scritta e suonata con grandissimo rispetto e cura nei particolari, gli arrangiamenti moderni accompagnano i testi brillanti dell'autore, la musica è una cosa seria e si fa con ironia.




















